Se la moda maschile avesse una bussola, punterebbe dritta su Firenze. Due volte l’anno, Pitti Uomo trasforma la città dell’arte nel punto di incontro globale per chi vuole capire in che direzione sta andando lo stile maschile. Non è solo una fiera: è palcoscenico di cultura e di tendenze. E’ il punto di incontro tra classico, sartorialità e street, tra tailoring e genderless, tra tradizione e tech.

Le origini di Pitti Uomo

L’evento ha origine il 12 febbraio 1952 con il nome di First Italian High Fashion Show. Inizialmente dedicato alla moda femminile, fu organizzato da Giovanni Battista Giorgini nella sua abitazione fiorentina, Villa Torrigiani. Fu di fatto il punto di partenza per la moda italiana, nato dall’intuizione di Giorgini di organizzare le sfilate anche in Italia, come già succedeva per la haute couture a Parigi. 

Quindi nel 1952, dopo le sfilate di Parigi, fece arrivare a casa sua giornaliste e compratori americani per assistere ai defilè di Carosa, Fabiani, Simonetta, le sorelle Fontana, Schuberth, Vanna, Noberasco, Marucelli e Veneziani. L’evento ebbe grande risonanza e si spostò al Grand Hotel di Firenze per poi trovare il suo spazio ideale nella Sala Bianca di Palazzo Pitti.

Successivamente, a metà degli anni Sessanta, le case di Alta Moda trasferirono le sfilate all’interno dei propri atelier a Roma, a Milano arrivò il prêt-à-porter con le prime sfilate di Krizia, Albini e Missoni. A Firenze rimasero l’artigianato e la maglieria, soprattutto il pronto moda. Così nel 1972 si arriva alla nascita ufficiale di Pitti Uomo dove venivano presentati abiti più classici e tradizionali di quelli che comparivano a Milano. 

Negli anni, Pitti ha saputo evolversi: dal culto del completo perfetto alla contaminazione con streetwear, sportswear, musica e sottoculture urbane. Una crescita che lo ha reso non solo una fiera, ma un fenomeno di stile globale.

Cos’è Pitti Uomo e perché è importante nel panorama della moda italiana

Pitti Uomo è il più importante salone mondiale dedicato alla moda maschile e al lifestyle contemporaneo, a quello che comunemente chiamiamo “pronto moda maschile”. Qui sfilano, spesso fuori dalle passerelle delle classiche fashion week, brand storici, nuovi designer, progetti sperimentali e capsule che anticipano ciò che vedremo nei negozi nei mesi successivi.
Pitti Uomo è sempre in calendario subito prima della settimana della moda maschile di Milano, alla quale dà il via.

La sua importanza sta in un mix raro: credibilità commerciale e visione creativa. Buyer, giornalisti, stylist e creator lo usano come sfera per leggere il presente e immaginare il futuro. Se una tendenza nasce a Pitti, difficilmente resta confinata lì.

L’edizione 2026: movimento tra heritage e next generation


L’edizione 2026 di Pitti Uomo si inserisce in questo dialogo continuo tra heritage e futuro. Da un lato, il ritorno a capi ben fatti, durevoli, pensati per resistere al fast fashion. Dall’altro, una nuova generazione di brand e designer che parla il linguaggio della Gen Z.Il tema principale di Pitti 109 è “Motion”, ovvero, il movimento. Al centro corpo e identità in trasformazione e a rappresentare la dinamicità del sistema moda. Un concetto che si apre a diverse idee: quella del ritorno alla tradizione ma anche quella del ritorno a Firenze, città degli addetti al settore moda.

La sartoria si muove verso forme più morbide e fluide, abbandonando la rigidità classica. Il blazer resta un capo chiave, ma si presenta destrutturato e versatile, pensato per accompagnare l’uomo dal lavoro al tempo libero grazie a tessuti di alta qualità adatti all’uso quotidiano.

Cresce anche l’attenzione per un comfort evoluto, che trova espressione concreta nelle proposte di EMU Australia, brand storicamente legato all’utilizzo di materiali naturali e performanti, ha presentato modelli che coniugano protezione, calore e versatilità, pensati per accompagnare l’uomo tra outdoor e quotidianità.

E ancora KEEN, marchio statunitense con una forte vocazione funzionale, ha portato in scena calzature ibride e tecniche, progettate per adattarsi al movimento e alle diverse condizioni ambientali, in linea con una visione di comfort attivo e responsabile.

La natura completa il quadro come principale fonte di ispirazione: paesaggi montani e superfici organiche influenzano colori e texture, con palette che spaziano tra verdi muschiati, marroni terrosi, grigi minerali e blu profondi. Materiali materici e lavorazioni ispirate al mondo naturale rafforzano una sensazione di autenticità, trasformando funzione e performance in linguaggio estetico.

Il concetto di easy to wear si traduce così in un guardaroba modulare e multifunzionale, fatto di outerwear tecnico, parka e travel jacket capaci di dialogare con un’estetica pulita e materiali di qualità. Le nuove collezioni raccontano un ritorno consapevole all’essenziale, in cui l’abbigliamento diventa espressione di esperienza, funzione e responsabilità.