La Fondazione Inda, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, ha aperto le porte a una nuova era nella fruizione del proprio patrimonio culturale con la mostra fotografica multimediale “Orestea. Atto secondo“. Non una semplice esposizione di ritratti in termini tradizionali, ma un’esperienza interattiva e in parte immersiva, che dimostra come le tecnologie emergenti stiano ridefinendo il modo in cui ci connettiamo con l’arte e la storia.

Il concetto di immersione nell’era digitale.
Prima dell’avvento del digitale, il termine “immersivo” era confinato al mondo dei sub. Oggi, è uno dei concetti più usati per descrivere le nuove frontiere espositive, nate in risposta alla “fame” di esperienze reali dopo la pandemia. Le mostre hanno dovuto adattarsi, creando nuovi modelli di fruizione che, partendo da piattaforme digitali come Google Arts and Culture, sono giunti a una nuova concezione espositiva. Oggi, le mostre non chiedono più solo di osservare passivamente un’opera, ma di interagire attivamente con essa.


La mostra fotografica sull’Orestea, curata da Marina Valensise, è un esempio lampante di questa evoluzione. Apparentemente un’esposizione classica con pannelli e documenti, la mostra prende vita solo quando si indossa un visore VR, che trasforma i visitatori in partecipanti attivi.
In che modo? Con il visore, documenti storici altrimenti intoccabili possono essere “presi in mano” virtualmente. Ma la vera “magia” risiede nell’applicazione dell’intelligenza artificiale (IA), che anima i ritratti in bianco e nero dei grandi drammaturghi, fotografi e registi che hanno fatto la storia del Teatro Greco di Siracusa. Questi ritratti, doppiati magistralmente dagli studenti dell’Accademia d’Arte Drammatica di Siracusa, per qualche minuto prendono vita, muovendo le labbra all’unisono con la voce e raccontando la loro storia.
La mostra culmina in una sala dove il visitatore si “immerge” nel Teatro di Siracusa, assistendo a una proiezione che mostra il passaggio del tempo sul sito archeologico. È un’esperienza phygital, che unisce il fisico e l’interattivo, aprendo un dialogo sul potenziale inesplorato della tecnologia al servizio della cultura, dove il confine tra opera e osservatore si assottiglia sempre di più.
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