Da quando il confine tra arte e moda si è fatto più labile, le case di lusso costruiscono veri e propri progetti culturali in grado di attraversare linguaggi e discipline. È in tale scenario che ha preso forma Pop Surreal, secondo capitolo della fortunata collaborazione tra Delvaux e Deodato Arte.

A Milano, all’interno di Palazzo Reina in via Bagutta, la boutique Delvaux ci ha accolto con una vibrazione inattesa. Gli spazi della più antica Maison di pelletteria di lusso al mondo si sono trasformati in un ibrido tra galleria e atelier, dove l’heritage dell’alta artigianalità belga ha incontrato l’energia dell’arte contemporanea.

La scelta di dialogare con Deodato, importante galleria milanese, non è casuale. Da sempre Delvaux intrattiene uno stretto rapporto con l’arte e, nelle sue boutique, intreccia l’allure belga con l’identità culturale della città ospitante. Per la sede di Milano questo confronto si traduce negli arredi e nei pezzi di design firmati dai grandi maestri milanesi del Novecento. I pannelli in marmo alle pareti evocano gli ingressi dei classici palazzi cittadini, mentre i soffitti con decorazioni a losanghe omaggiano Piero Portaluppi. Suggestiva la grande libreria a parete, che cita un edificio degli anni Sessanta progettato da Luigi Caccia Dominioni in Piazza Carbonari.

Insieme ai riferimenti locali emerge il carattere profondamente belga della Maison, intriso di una sottile vena surrealista. L’iconico armadio di Delvaux – solitamente in gesso bianco – è stato dipinto per simulare l’ebano, accentuando il gioco illusionistico. Trompe-l’œil e linee ondulate trasmettono così un’ambiguità quasi surreale, ma sempre misurata ed elegante.

In questo contesto già ricco di fascino, è stata allestita Pop Surreal, mostra collettiva in cui il lavoro di Daniele Fortuna si è distinto come uno dei principali punti di riferimento. Da anni l’artista è intento in una rilettura della statuaria classica attraverso il filtro dell’estetica Pop, mettendo in relazione due immaginari solo apparentemente inconciliabili. Le sue sculture, che a prima vista potrebbero ricordare stampe 3D, sono in realtà il frutto di una raffinata lavorazione manuale: strati di legno sovrapposti e sfalsati che generano un effetto quasi “pixelato”. Fondamentale è l’intervento cromatico ottenuto con acrilici dai toni accesi, talvolta addolciti da sfumature pastello. La sua ricerca artistica costruisce così un ponte tra memoria e presente, dimostrando come il passato non vada dimenticato, ma tradotto nella contemporaneità.

Accanto a Fortuna, le opere dinamiche di Marco Lodola ci hanno proiettato in una dimensione urbana. Le sue figure sintetiche e brillanti – come il profilo di Milano e la Vespa – erano messe in dialogo con i charm miniaturizzati che Delvaux ha dedicato alla città: un omaggio a una Milano capace, come la Maison, di essere dinamica senza rinunciare alla propria grazia.

La collettiva ha incluso inoltre altri artisti legati alla scena Pop e Urban rappresentata da Deodato, ampliando ulteriormente lo scambio tra artigianalità e arte contemporanea.

In questo dialogo le borse Delvaux non sono rimaste sullo sfondo né hanno fatto da semplice cornice alle opere. Come sculture da indossare, ne hanno condiviso il medesimo equilibrio tra memoria e attualità. Anche i modelli più iconici – dalla Brillant alla Tempête fino alla Pin – attraversano i decenni raccontando una continuità tra tradizione e innovazione. Ispirate da architettura, design e spirito del tempo, restano riconoscibili pur evolvendosi nei dettagli e nella ricerca sui materiali di prima qualità. Ne risultano borse capaci di essere insieme classiche e contemporanee, attraversate da un elegante anticonformismo legato al tipico animo surrealista belga.

Questa attitudine affonda le radici nella storia della Maison, fondata a Bruxelles nel 1829 come atelier di articoli da viaggio e autrice, nel 1908, del primo brevetto per una borsa da donna in pelle: un gesto che accompagna l’emergere di una nuova autonomia femminile. Da allora oltre tremila disegni sono custoditi nel “Livre d’Or”, archivio che raccoglie le loro sperimentazioni.

Oggi la produzione continua in forma artigianale, tra lavorazioni manuali, tirature limitate e pellami selezionati. Non è raro che gli stessi artigiani riescano a riconoscere la propria “firma” entrando in boutique.

Nel suo complesso, Pop Surreal si è confermata più di una semplice esposizione: un progetto che suggerisce una possibile direzione per il lusso contemporaneo, in cui arte e artigianalità non si limitano a convivere, ma si riconoscono e si rafforzano reciprocamente.