Siamo alla spring summer 2026, momento in cui la moda precorre i tempi della stagione proponendoci nuove visioni. Questa fase delle collezioni è la più curiosa e contrastante considerando di trovarci nel cuore dell’inverno.

Sappiamo già che, per quanto la tendenza di riattivazione archivistica delle collezioni sia all’ordine del giorno, quello che la moda adotta è sempre uno sguardo futurista. Uno sguardo che raccoglie prove e le fa sue, un atto di osservazione di quello che accade nella società per poi gettarlo con estrema eleganza davanti ai nostri occhi. Questo è quello che ha fatto Alessandro Michele alla direzione artistica di Valentino in occasione della ss26.

Con l’allestimento di Specula Mundi SS26, Valentino supera il concetto di défilé: non è più una sfilata, ma un evento performativo a tutti gli effetti. Cosa significa nel concreto? Un evento performativo si distingue per i processi messi in atto nella sua realizzazione, orientati a generare un risultato comunicativo che va oltre la semplice esposizione.

Performare significa “dare forma mentre avviene”, completarsi ad ogni passaggio, arrivando ad una visione complessiva solo alla fine della performance stessa.

Uno sguardo collettivo e voyeristico: Specula Mundi

Alessandro Michele si è fatto promotore di un sistema comunicativo che oltrepassa la mera passerella a ritmo di musica, unendo storia e società, pubblico ed esperienza, attività e passività dello sguardo. Specula Mundi, nome della collezione portata in scena, si presenta come una performance fatta di sguardi collettivi ma anche voyeristici.

È su questo particolare che fa leva il senso della collezione, fatta più di elementi sociali che di coerenza stilistica, tenendosi sempre un po’ legata all’archivio storico, come omaggio alla vita e carriera creativa del suo fondatore Valentino Garavani.

La struttura che vediamo in questa performance si chiama Kaiserpanorama, una macchina ottica inventata alla fine dell’Ottocento. Un sistema con struttura circolare provvista di piccole aperture, piccole finestre che permettevano di osservare una serie di immagini stereoscopiche al suo interno.

Questa macchina stereoscopica è lo strumento attraverso cui è stato possibile osservare ogni abito della collezione, singolarmente. In poche parole: per ogni finestrella uno spettatore, con una propria angolatura visiva, scopre la sua visione dell’abito, magari scovando dettagli non visibili da un’altra prospettiva all’interno del cerchio. L’esperienza è collettiva ma singolare nello sguardo, nella visione personale.

Il fil rouge di Specula Mundi

Gli abiti alternati all’interno di ogni ambiente propongono l’immaginario cinematografico della vecchia Hollywood! Scolli profondi, silhouette a sirena, drappeggi; lunghi guanti e fiocchi donano un tocco sofisticato e teatrale.  Le textures sono tante, dalle righe diagonali in bianco e nero, al plissé luminoso, alle trasparenze.

Gli anni Venti sembrano ritornare grazie agli ampi ventagli in pume, ai pennacchi e alle frange, elemento decorativo classico o boho-chic. I colori non hanno una loro coerenza visiva, si va dal bianco e nero, al total red block color, all’oro accostato al petrolio, ed ancora verde prato e sfumature di azzurro. Il fil rouge che lega e collega l’intera collezione è comunque il decoro, ormai firma stilistica di Alessandro Michele.

Il senso di Specula Mundi

Spiegare il senso della moda è sempre complicato quando siamo oberati da passerelle veloci, ma Alessandro Michele ha il pregio di riuscire a portare un po’ di vita, con le sue domande e perplessità, esortandoci non solo a godere maggiormente del ticchettio di un orologio, ma anche a riflettere sul nostro posto in questo cerchio. Siamo dentro o fuori?

“Guardo il mondo da un oblò” cita la canzone Luna di Gianna Togni, questo è un bene o un male? Specula mundi ci invita a osservare con calma e magari in modo personale e originale quello che ci circonda. Scoprire che c’è ancora del bello nella lentezza dei tempi.